Napoli e la gastronomia: lo street food partenopeo

Le origini dello street food a Napoli

Il cibo di strada, oggi più comunemente chiamato street food, affonda le sue origini in epoche remote. È per definizione un cibo povero e veloce, nutriente, a volte non proprio sano, ma che sazia.

A Napoli il cibo di strada si è diffuso a metà del ‘700 grazie alle prime friggitorie ambulanti. Da allora, pizze a portafoglio, cuoppi di terra e di mare, frittate di maccheroni e panini napoletani si vendono in maniera copiosa lungo le strade della città.

Il mercato della Pignasecca, Port’Alba, via dei Tribunali, Spaccanapoli e via Mezzocannone erano i luoghi dove solitamente mi fermavo a comprare qualche “sfizio” ai tempi dell’Università.

Oggi, invece, il cibo di strada è ovunque. È arrivato addirittura a via Toledo, che una volta era una delle vie dello shopping più frequentate di Napoli. Lungo questa strada si potevano incontrate, forse, una o due rosticcerie, come la famosa Luise accanto al Teatro Augusteo. Ora, invece, si è trasformata in un corridoio gastronomico dove regna lo street food.

Il miglior street food partenopeo

Probabilmente, una delle pietanze take away più popolari a Napoli è l’indiscussa frittatina di pasta della storica Pizzeria Di Matteo, in via dei Tribunali 94, alla quale qualcuno (ne sono sicura) gli dedicherebbe anche un monumento.

Segue la pizza fritta di Zia Esterina, zia del famoso pizzaiolo Gino Sorbillo. Un piatto unico che fa impazzire le papille gustative di molti e che troviamo sia accanto all’antica Pizzeria Sorbillo in via dei Tribunali 32 che in Piazza Trieste e Trento, a pochi passi dal Palazzo Reale.

Il cuoppo, invece, è il cono di carta paglia più irresistibile e completo che ci sia, perché contiene tutti i tipi di fritture della tradizione napoletana.

Il Cuoppo, in via San Biagio dei Librai 23, e Passione di Sofì, in via Benedetto Croce 42 e via Toledo 206, sono tra le migliori friggitorie di Napoli. Entrambe incartano cuoppi di terra ripieni di zeppole, panzarotti (crocchè), scagliuzzielli (polenta fritta), ciurilli (fiori di zucca in pastella), arancini, melanzane e zucchine fritte, e cuoppi di mare ripieni di alici, calamari, gamberetti, baccalà e zeppoline di alghe. Insomma, ghiottonerie davvero per tutti i gusti.

Una sosta è d’obbligo in qualsiasi momento della giornata, perché quando prende “chillu vulì e sfizio” (un certo languorino), bisogna correre ai ripari!

Tra dolce e salato, lo street food dai gusti capovolti

Per quanto alcune tradizioni gastronomiche siano profondamente radicate nella cultura napoletana, l’innovazione è un’arma vincente per le nuove generazioni.

Il popolo partenopeo ha accolto con piacere le originali rivisitazioni di alcuni prodotti tipici. La sfogliatella è diventata rustica, il tarallo ‘nzogna (sugna) e pepe si è trasformato nel gusto di un gelato e il cuzzetiello di pane è ora uno spuntino che si acquista.

L’idea di aggiungere un ripieno salato alla tradizionale sfogliatella di ricotta e canditi, è stata di Antonio Ferrieri, pasticciere e imprenditore da oltre 30 anni. La sua Antica Pasticceria in Corso Novara, di fronte alla stazione Centrale di Napoli, ha deliziato per decenni il palato di molti napoletani. Poi, l’idea e il successo internazionale delle sue sfogliatelle in 25 gusti diversi: dalle classiche a quelle dolci e salate.

Il gelato al tarallo, invece, è stata l’idea innovativa di Leopoldo Infante, nipote di terza generazione della famiglia Infante, e proprietario del Leopoldo Cafèbar a Spaccanapoli, in via Benedetto Croce 30/31. Un gelato cremoso con mandorle, pepe e granella di tarallo in superficie assolutamente da provare, servito in una location a pois, stilosa ed invitante.

Per il cuzzetiello la storia è differente. I napoletani hanno sempre utilizzato la parte finale del filone di pane cafone per fare la “marenna“, ossia la merenda, da portare a lavoro o allo stadio. Veniva svuotato della sua mollica e riempito con gli ingredienti disponibili in casa. I ripieni più golosi erano quelli di salsicce e friarielli o polpette al ragù. Nessun ristorante o rosticceria vendeva ‘o cuzzetiello, finché un giorno qualcuno pensò di farne un business.

Oggi, è possibile acquistare un cuzzetiello in via Rimini 51, da ‘O Cuzzetiello Panineria nei pressi di Piazza Nazionale, da Tandem d’asporto in via Mezzocannone 75 oppure da ‘O Cuzzetiello e Sofì in via Duomo 168.

Oltre allo street food, l’innovazione a tavola

Parlando di rivisitazione gastronomica, non posso esimermi dal citare due ristoranti che hanno puntato su un’unica specialità del territorio campano: la mozzarella e il ragù. I ristoranti sono Muu Muuzzarella e Osteria Tandem.

Il ristorante Muu Muuzzarella, in via Partenope 18 o Vico II Alabardieri 7, è un luogo davvero originale e raffinato. La mozzarella di bufala DOP campana la fa da padrona, è infatti l’ingrediente principale di tutti i piatti di alta cucina serviti, dall’aperitivo al dolce.

All’Osteria Tandem, in via Paladino 51 o via Sedile di Porto, l’ingrediente principale è, invece, il ragù napoletano. Il piatto migliore? La ciotola di ragù per la scarpetta!

Lo street food è anche dolce

Tutto che ciò che si può comprare e consumare nel momento è street food, ecco perché a Napoli anche i dolci vengono riconosciuti come cibo da passeggio.

Babà e sfogliatelle sono i prodotti di punta di ogni pasticceria napoletana. Traboccano dalle vetrine di tutti i bar della città e sono così invitanti che è impossibile resistervi.

Eppure, c’è un nuovo dolce a Napoli che sta sfidando la tradizione e si tratta della nuvola di Casa Infante. Questa brioche ripiena di crema di latte e ricoperta di zucchero a velo, però, non è esattamente una novità. Per qualche strana ragione (o semplice astuzia imprenditoriale) ha semplicemente rubato la scena all’originale fiocco di neve di Poppella.

Se questa faida tra dolci vi stuzzica l’appetito, allora dovete recarvi in via Arena della Sanità 29 per assaggiare prima il fiocco di neve di Poppella, e poi la nuvola presso uno dei tanti punti vendita della Pasticceria Infante.

Quanto costa lo street food a Napoli

Mangiare a Napoli è davvero economico, soprattutto se si tratta del cibo di strada. Con meno di dieci euro è possibile fare un pranzo completo: piatto principale, dolce e caffè. Siete pronti a scoprire i costi di tutti gli “sfizi” elencati sopra?

  • Pizza a portafoglio € 1,00 (pizza margherita)
  • Frittatina di pasta di Di Matteo € 2,00
  • Pizza fritta di Zia Esterina (Sorbillo) € 3,50
  • Il Cuoppo € 5,00
  • Il Cuzzetiello € 6,00 – €8,00
  • Sfogliatella a partire da € 1,50
  • Fiocco di neve di Poppella € 1,50

10 Risposte a “Napoli e la gastronomia: lo street food partenopeo”

  1. Non ho neanche finito di leggere il titolo dell’articolo che l’ho letto tutto d’un fiato …non avevo in programma un viaggio a Napoli ma sinceramente ho appena cambiato idea 😉 che meravigliosa invenzione lo street food

    1. Sono contenta di sapere che anche a Napoli non si esclude nessuno. Potrebbe essere un’idea per un articolo!

  2. Che meraviglia, adoro lo street food, infatti lo ricerco sempre ovunque vado. A Napoli sembrano tutte ottime le pietanze proposte, il problema presumo sarà cosa scegliere vista l’ampia gamma!

  3. Aggiungo la “Craffa” tra gli street food dolci. La ciambella napoletana ha un sapore unico ed inconfondibile. E la sfoglia liscia e riccia, tra le quali non è mai facile scegliere, e vengono prese entrambe. Napoli è sempre un’attentato alla linea!!!

    1. Eh si, buonissima. Ogni volta che ci torno ho il desiderio di comprarmela, poi penso al male che mi faccio e passo ad un altro dolce meno impegnativo hahahah

  4. La mia più grande scoperta dello street food napoletano sono stati i taralli. Essendo io di origine pugliese , non conoscevo i taralli napoletani ma mi sono piaciuti tantissimo . Come si dice in questi casi: a dieta domani !

    1. La dieta impossibile heheheh! Si è vero sono molto buoni i taralli napoletani, anche se ti devo confessare che sono una amante proprio dei taralli pugliesi.Ho trovato un negozio che ne vende di tutti i gusti possibili…

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